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La nuova attività di accertamento di ICI, TARSU e collaborazione con l'Agenzia delle Entrate

La nuova attività di accertamento di ICI, TARSU e collaborazione con l'Agenzia delle Entrate

un articolo di Cesare Cava

LA NUOVA ATTIVITA’ DI ACCERTAMENTO 

ICI, TARSU E COLLABORAZIONE CON L’AGENZIA DELLE ENTRATE

 

Di Cesare Cava

 

 

 

L’attività di accertamento dei tributi locali e la collaborazione con l’Agenzia delle Entrate per il recupero dell’evasione fiscale in materia di tributi erariali e contributi previdenziali, è la fase più delicata e determinante nella efficace e corretta gestione amministrativa.

 

Gli Enti locali, di fronte alla contrazione sempre più forte dei trasferimenti erariali e alla scelta demagogica del Governo dell’esenzione ICI per l’abitazione principale, hanno visto ridurre le proprie disponibilità finanziarie, con evidenti difficoltà a garantire l’erogazione dei servizi minimi ai propri Cittadini.

 

In questo contesto, con il rispetto del patto di stabilità, i nuovi vincoli di finanza pubblica e la crescita delle responsabilità per la gestione di servizi delegati senza il trasferimento delle necessarie risorse, gli amministratori locali hanno l’obbligo di ricercare sul territorio, nuove entrate, peraltro in un quadro economico generale caratterizzato da scarsa occupazione e contrazione della crescita.

 

L’incremento delle risorse non può quindi che riferirsi alla ricerca del gettito eluso ed evaso, migliorando la qualità delle banche dati in possesso alla pubblica amministrazione ed investendo sulla professionalizzazione e specializzazione del personale dell’Amministrazione.

 

Nel momento di programmare una puntuale fase di verifica del territorio e del gettito incassato, è necessario valutare con grande attenzione gli effetti di una esternalizzazione, evitando di ripetere errori commessi in altre realtà, che hanno delegato all’esterno la totalità delle funzioni tipiche e caratteristiche del responsabile dell’ufficio tributi.

 

Molte sono infatti le esperienze di Comuni italiani, in cui la scelta di esternalizzare la gestione

delle attività di accertamento tributario, con trasferimento delle banche dati in esterno, si è rivelata fallimentare, con potenziali conflittualità emergenti nei confronti di società e di contribuenti, in merito alla tutela dei dati sensibili e alla elaborazione, sottoscrizione e notifica degli avvisi di accertamento.

 

Le numerose informazioni in possesso del Comune e della pubblica amministrazione in genere, utilizzate per il recupero dell’evasione fiscale, dai dati catastali degli immobili ai versamenti eseguiti, dalle utenze elettriche ai bonifici per opere edilizie, dalle denunce di successione alle pratiche di sanatoria edilizia, dai redditi dichiarati alla composizione dei nuclei familiari, sono dati estremamente sensibili e sottoposti all’assoluta tutela della privacy, è quindi prioritario utilizzare questi dati con estrema cura, garantendo l’assoluta riservatezza ai contribuenti.

 

Le recenti esperienze hanno quindi teso a ridurre o eliminare la semplice esternalizzazione dell’attività di accertamento dei tributi locali, tendendo ad accrescere la centralità del personale interno all’Amministrazione, fornendo gli strumenti professionali e consulenziali per il miglioramento della qualità delle informazioni e per la più efficace attività di contrasto all’evasione fiscale.

 

Di fatto invece di esternalizzare l’attività di accertamento verso competenze informatiche e tributarie al di fuori dell’Ente, la nuova tendenza è invece quella di portare all’interno dell’ufficio le professionalità specializzate che, in tempi e forme di consulenza programmate e temporalmente definite, consentano al personale dell’ufficio tributi di dotarsi di conoscenze, strumenti ed esperienze fondamentali per proseguire le proprie funzioni di verifica e di controllo della fiscalità locale, senza successivi costi aggiuntivi o dipendenza esterna.

 

Il principio ispiratore della nuova progettualità che interessa il contrasto all’evasione dei tributi locali e la collaborazione con l’Agenzia delle Entrate, può essere schematicamente riassunto per singoli punti:

 

fornire al Comune una consulenza di alto livello professionale a supporto del personale dell’ufficio tributi, finalizzata ad individuare tutte le fasce di elusione e di evasione fiscale nei principali tributi locali, mantenendo le banche dati e la gestione interna al Comune,

 

elaborare una nuova banca dati bonificata dei fabbricati, controllando il corretto pagamento dell’ICI e della Tarsu, facendo emergere le anomalie e le violazioni fiscali per tutte le annualità in scadenza, evitando le prescrizioni,

 

procedere ai controlli e alla stampa degli avvisi di accertamento per i due tributi e non soltanto per l’ICI o per la Tarsu; ottimizzando la fase dei controlli, superando i precedenti progetti per singola imposta eseguiti dagli uffici tributi e accertando due tributi con un solo controllo sul fabbricato, passando dalla banca dati dei soggetti alla banca degli oggetti,

 

determinare la quantificazione preventiva dell’elusione e dell’evasione fiscale ai fini ICI e ai fini della Tarsu dovuta per i fabbricati ad uso abitativo, elaborando preventivamente i dati presenti nelle banche dati immobiliari, seppure non aggiornate alla reale rappresentazione territoriale,

 

garantire il rispetto dei contribuenti, mediante una puntuale attività di pre accertamento, attraverso incontri con le associazioni di categoria, caf e ordini professionali, per illustrare le metodologie operative, con l’obiettivo di favorire la regolarizzazione spontanea e la riduzione del contenzioso,

 

attivare il pagamento del costo del progetto da parte dell’Amministrazione soltanto al momento dell’effettivo incasso delle somme recuperate a titolo d’imposte, sanzioni e interessi,

 

quantificare prima dell’inizio del progetto, la prudente evasione accertabile e recuperabile, garantendo la qualità e la quantità dei risultati, con possibilità di attestare e iscrivere nel bilancio preventivo dell’Ente, le possibili somme recuperabili dall’attività di accertamento organizzata internamente all’ufficio tributi,

 

assistere il personale dell’ufficio, in tutte le fasi del recupero di risorse: dal controllo dei pagamenti al front office con gli utenti, dall’applicazione dell’accertamento con adesione, alla difesa del Comune in contenzioso,

 

bonificare  le banche dati on-line direttamente con l’ufficio, senza esternalizzare le banche dati e garantendo la costante crescita professionale del personale interno all’ufficio,

 

consentire al Comune di migliorare la qualità delle banche dati, di incrementare il proprio gettito tributario, di accrescere la professionalità del personale, di sostenere la spesa soltanto al raggiungimento dei risultati, di coprire il costo con le somme realmente incassate, di garantire la centralità politica e amministrativa del Comune, senza alcuna esternalizzazione.

 

L’attività di verifica non è infatti più indirizzata verso i soggetti, ma verso gli oggetti.

 

Una banca dati dei tributi locali che si basa sui codici fiscali dei singoli contribuenti, non sarà mai aggiornata, in quanto le dinamiche e le modifiche che intervengono nei soggetti passivi d’imposta, sono più veloci degli interventi informatici dell’ufficio; le persone si spostano, emigrano, si sposano, muoiono, cedono i propri immobili o ne acquistano altri.

 

Il Comune, rispetto alla propria fiscalità, non deve rincorrere, sempre tardivamente, le modifiche che intervengono nei soggetti passivi d’imposta che versano i tributi nel proprio territorio.

 

L’Ente si deve porre l’obiettivo di creare una banca degli oggetti, degli immobili presenti nel proprio Comune, nella consapevolezza che la fiscalità locale si basa, oggi e anche in prospettiva col nuovo federalismo fiscale, sulla tassazione immobiliare.

 

E’ quindi fondamentale conoscere la base imponibile immobiliare, realizzando una banca dati degli oggetti che sarà integrata, nel tempo, soltanto con le autorizzazioni a costruire rilasciate dall’ufficio tecnico comunale.

 

Il Comune ha il dovere di conoscere le unità immobiliari presenti nel proprio territorio, la loro rendita catastale, la loro superficie, il loro utilizzo e infine l’effettiva potenzialità di gettito tributario; soltanto in una seconda fase si procederà con l’individuazione di chi, per il fabbricato esaminato, dovrà versare l’ICI, se non abitazione principale, la tassa sui rifiuti o la tassa di occupazione suolo pubblico.

 

Il soggetto passivo potrà cedere il fabbricato o affittarlo, oppure concederlo in comodato gratuito a terzi, ma la conoscenza dell’immobile consentirà al Comune di accertare, con una sola verifica, la correttezza del pagamento di tutti i tributi locali di propria competenza, mantenendo l’attenzione sull’immobile e non sui precedenti soggetti passivi.

 

Questa impostazione consente di superare una cultura dell’accertamento fiscale per persona e per imposta, tuttora presente in molte realtà locali; molti Comuni continuano infatti ad inviare avvisi di accertamento inerenti l’imposta comunale sugli immobili per diversi anni, magari per il 2006, 2007 e 2008, dimenticando le verifiche ai fini Tarsu sugli stessi immobili già controllati ai fini ICI.

 

Preso atto che gli accertamenti devono essere inviati entro il 31 dicembre del quinto anno successivo alla violazione, è opportuno domandarsi quali annualità andranno in scadenza, ai fini fiscali, il prossimo 31 dicembre 2011, programmando la notifica degli atti che andranno in prescrizione.

 

Entro il 31 dicembre 2011, andranno in scadenza le notifiche degli avvisi di accertamento relativi alle violazioni commesse nell’anno 2006 e quindi non ha senso inviare accertamenti ICI inerenti anni non in scadenza, come il 2007 e il 2008, lasciando prescrivere gli accertamenti Tarsu 2006.

 

L’esempio appena illustrato ci impone una riflessione sulla necessità di programmare l’attività di accertamento non più per singola imposta, ma per singola annualità: nel 2011 dovranno essere inviati gli avvisi ICI e Tarsu 2006, nel 2012 gli avvisi 2007, nel 2013 gli avvisi 2008 e così a seguire, lasciando comunque la piena libertà di un Ente di inviare più anni insieme.

 

Condiviso il principio secondo il quale, deve essere evitata la prescrizione dell’attività di accertamento, appare evidente che nel controllare una visura catastale, possono emergere elementi che consentono verifiche ai fini ICI, tramite il confronto con la rendita catastale, ma anche la rispondenza della superficie Tarsu iscritta a ruolo, con almeno l’80% della superficie catastale risultante dalla stessa visura di cui sopra.

 

Il controllo della stessa visura catastale, può quindi originare accertamenti ICI o Tarsu, in base alle violazioni che potranno emergere, senza la necessità di rischiare prescrizioni o duplicazioni di analisi sugli stessi immobili, in base alle verifiche programmate per singola imposta. 

 

Contestualmente alla tradizionale finalizzazione dei controlli sulla fiscalità immobiliare di competenza dell’Ente locale, il legislatore ha attribuito ai Comuni una significativa quota di compartecipazione al recupero del gettito dei tributi erariali e dei contributi previdenziali, in presenza di utili segnalazioni tecniche.

 

La collaborazione richiesta agli Enti locali può ulteriormente garantire un fisco più equo e solidale, in quanto molte delle informazioni immobiliari, e non solo, in possesso dei Comuni possono risultare molto utili nell’accertamento del reddito reale o nell’emersione di attività non dichiarate.

 

Le casistiche sono molteplici e possono riguardare i casi di sanatoria edilizia, di presentazione di piani attuativi di rilevanti dimensioni da soggetti privi di redditi congrui, di coniugi con residenze fittizie separate, di rendite catastali difformi da quelle utilizzate per il pagamento delle imposte, di imprenditori evasori totali ai fini Tarsu privi di partita Iva, di inquilini soggetti Tarsu con contratto di locazione non registrato, ecc.

 

Queste informazioni possono emergere in forma oggettiva ed essere fornite in modo automatico all’Agenzia delle Entrate, consentendo all’Ente locale di acquisire la titolarità del 50% delle maggiori somme che saranno incassate a seguito di notifica di accertamento tributario.

 

Queste risorse, insieme al maggiore gettito recuperato dall’attività interna di accertamento dei tributi locali, possono consentire di valorizzare, anche economicamente, il personale dell’ufficio tributi dell’Ente, rendendolo consapevole protagonista di un progetto di equità fiscale che eviti di richiedere uno sforzo sempre più pesante agli stessi contribuenti che, per etica o per assenza di alternative, si assumono l’onere di pagare nei termini quanto dovuto.  

 

Le maggiori entrate possono quindi essere destinate, oltre che a finanziare il progetto e il compenso incentivante del personale, ad allargare la base imponibile riducendo il peso fiscale del singolo contribuente e a migliorare la conoscenza del territorio e del patrimonio immobiliare, condizione indispensabile per un governo del territorio in linea con le novità del nuovo federalismo fiscale.

 

Le modalità di realizzazione di un progetto di questa natura, ha certamente bisogno di una fase iniziale, in cui il responsabile dell’ufficio tributi ha necessità di supporto e assistenza consulenziale e formativa, ma l’arricchimento professionale del personale interno all’Amministrazione è il migliore investimento per garantire un controllo equo ed efficace costante nel tempo, a tutela di una equa distribuzione del carico fiscale locale.

 

La collaborazione degli enti locali con l’Agenzia delle Entrate, ha peraltro prodotto risultati interessanti per le casse dell’Erario e dei Comuni, come emerge da una recente audizione del 6 dicembre 2010 alla Commissione Finanze e Tesoro del Senato della Repubblica, da parte del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, di cui riportiamo il testo: 

 

La partecipazione dei comuni all’accertamento: lo stato dell’arte.

 

Si forniscono di seguito dati utili al fine di rappresentare lo stato delle segnalazioni trasmesse 

dai Comuni alle Direzioni Provinciali dell’Agenzia delle Entrate nell’ambito del processo di partecipazione degli enti all’accertamento dei tributi statali. Si specifica che la situazione rappresentata (arrotondata negli importi per semplicità di lettura) è aggiornata al 15 novembre 2010 ed è comprensiva delle annualità 2009 e 2010.

 

 

Totale segnalazioni trasmesse dai comuni alle Direzioni Provinciali dell’Agenzia delle entrate 

10.700 

DI CUI 

Totale segnalazioni già lavorate dalle Direzioni Provinciali e collegate ad un atto di accertamento (unificato e/o registro) 

1.700 

Totale segnalazioni ancora in lavorazione dalle Direzioni Provinciali 

7.000 

Totale segnalazioni archiviate dalle Direzioni Provinciali 

2.000 

 

 

Le 1.700 segnalazioni già lavorate e collegate ad un atto di accertamento hanno prodotto una maggiore imposta accertata pari ad euro 16.220.000, di cui: una maggiore imposta definita pari 

ad euro 4.000.000; una maggiore imposta riscossa pari ad euro 1.900.000.

 

A tal proposito, si segnala che da parte del Dipartimento delle Finanze è in corso di emanazione il provvedimento per consentire la devoluzione degli importi spettanti ai comuni.

Ovviamente, questi numeri vanno letti tenendo presenti i tempi del processo accertativo (segnalazione, eventuale attività istruttoria interna o esterna della Direzione Provinciale, accertamento, eventuale contenzioso, riscossione). Per tale motivo il numero più ampio delle segnalazioni è ancora in corso di lavorazione da parte delle Direzioni Provinciali.

 

 

In termini numerici, tra i 5 ambiti previsti dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del dicembre 2007, la distribuzione percentuale delle segnalazioni è la seguente: CODICE AMBITO 

DISTRIBUZIONE PER AMBITO 

PERCENTUALE 

Segnalazione Commercio e Professioni 

7% 

Urbanistica e Territorio 

8% 

Proprietà Edilizie e Patrimonio Immobiliare 

65% 

Segnalazione Residenze Fiscali all'estero 

2% 

Beni Indicanti Capacità Contributiva 

18% 

TOTALE 

100% 

 

 

Per completezza di informazione, tuttavia, occorre specificare che se è vero che le segnalazioni più numerose riguardano l’ambito delle “Proprietà edilizie e Patrimonio Immobiliare”, grazie anche all’importante patrimonio informativo a disposizione dei Comuni, le segnalazioni, tuttavia, che “cubano” di più in termini di maggiori imposte accertate sono quelle dell’ambito “Urbanistica e territorio” (in particolare le segnalazioni che nascono dalle opere di lottizzazione dei terreni edificabili ovvero da lottizzazione  abusiva).

 

Ad oggi i comuni che hanno risposto meglio sono quelli dell’Emilia Romagna, che ha prodotto quasi l’80% delle segnalazioni; ma trend di crescita significativi sono riscontrabili in Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Marche ed Umbria. Ed invece, il Lazio, le regioni meridionali e le isole restano ancora in ritardo (poche decine di segnalazioni).

 

Le informazioni in possesso degli Enti locali sono quindi utili ed efficaci per il recupero del gettito fiscale e, spesso, non sono inoltrati all’Agenzia delle Entrate, per difformità organizzative, per carenza di personale, per scarsa attenzione alla materia, per rigidità delle procedure informative utilizzate.

 

Questa nuova opportunità di contrasto all’evasione, nelle realtà territoriali in cui è stata attivata, ha consentito l’emersione di notevoli basi imponibili, è pertanto doveroso che anche i Comuni delle aree da cui non stanno arrivando segnalazioni, inizino un percorso di collaborazione riorganizzando la propria attività di accertamento tributario.

 

Le impostazioni su cui realizzare una più innovativa e produttiva fase di verifica e di controllo, sono quindi così riepilogabili:

 

  1. realizzazione della banca dati degli oggetti, quale indispensabile piattaforma informatica per il controllo e la gestione della nuova fiscalità immobiliare;
  2. superamento dell’attività di accertamento per imposta, attraverso una nuova fase di verifica e notifica degli accertamenti, per tutte le imposte comunali, in base alla programmazione delle prescrizioni quinquennali;
  3. attivazione del rapporto di collaborazione con l’Agenzia delle Entrate, al fine di beneficiare della quota del 50% delle maggiori somme incassate dall’Erario, per effetto dei dati utili forniti dall’Ente locale.

 

Queste nuove sfide sono il futuro per i nuovi Amministratoti locali e senza investimenti nella riorganizzazione o rafforzamento degli uffici entrate, il federalismo fiscale rischierà di rimanere uno slogan senza contenuto e soprattutto senza risorse aggiuntive.